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La storia infinita dei Bastoncelli di Casanuova

E' una storia ultrasecolare quella dei "Bastoncelli di Casanuova".
E benchè trattandosi di storia minore essa non stia scritta da nessuna parte, c'è rimasta un ultima testimonianza diretta in Giovannino Arcangioli - detto Nanni di Machino - classe 1926 che, a 81 anni, fa ancora in bicicletta da corsa i 400 metri dell'erta di Casanuova al 18%, ed è un abilissimo tastierista dopo una lunga carriera di fisarmonica istituzionale.
E' lui a mostrarci le "schiacce" dei bastoncelli che suo nonno Giovan Batta acquisto' nel primo dopoguerra, dopo che la sua famiglia, proveniente da Pergine, era entrata a far parte del Popolo di Casanuova stabilendosi in Piandichena fin dal 1892, col nonno Giovan Batta, gli zii Giuseppe e Andrea, tra i quali erano i figli Pietro (classe 1902) detto Machino (il babbo del nostro narratore), e Antonio (detto ovviamente "Tono"). "Erano tempi di fame - racconta Nanni - quelli successivi alla 1° guerra mondiale, e mancava persino il grano da seminare."
Ma per fortuna erano anche tempi di grande fratellanza (specie tra contadini), tanto che subito dopo le battiture andavano in giro per le aie a cercare grano in prestito a rendere, arrivando in tre anni a rendere tutte e 300 le staia di grano che avevano trovato.
Superata la fase nera, il nonno Giovan Batta (tutti gli Arcangioli son sempre stati creativi) si era messo in testa di fare i bastoncelli in famiglia, come usava già da molto prima per la Festa in Casanuova che cadeva alla 2° Domenica di Settembre.
E cosi, un giorno riuni' tutte le famiglie di Piandichena, chiudendo ad ognuna un contributo alle spese di acquisto per le "schiacce" che lui avrebbe comperato a Montevarchi e che avrebbero dovuto servire a turno per tutti.
Cosi' quei "ferri" presero a girare per le famiglie che si procuravano i classici dolci alla festa di Casanuova, si pagarono le spese e avanzò persino qualcosa.

Ed ecco il 1920

E' praticamente da quell'anno che prese il via ufficiale il cammino dei Bastoncelli di Casanuova: farina, anaci, vinsanto e fuoco vivo per arroventare la grande tenaglia che aveva in cima due piastre tonde che combaciavano come uno strumento di precisione, incise all'interno a disegni vari (che non erano altro che una variazione al tema delle ostie per la Messa che, come disegni avevano all'interno i simboli dell'Eucarestia).


Il personale dell'epoca


Una catena di montaggio costituita da due, tre persone : un uomo ai due lunghi manici delle schiacce, che richiedevano una certa forza fisica, per tenerle costantemente sulla fiamma e spostarle al momento giusto e assai frequentemente, una donna a deporre la dose col cucchiaione e l'altra a scaricare il dolce cotto, nella crina a lato.
Mentre tutto intorno si effondeva il profumo di anice che faceva venire l'acquolina in bocca, e dell'impasto che sfrigolava sul fuoco, sotto la pressione delle schiacce.
Tutto il resto era affidato all'occhio : perchè era il segreto della giusta cottura, del colore del prodotto, della croccantezza e dello spessore del bastoncello, che ovviamente non doveva mai venire "stronato".
"Ogni anno" - racconta Nanni - "per la festa venivano appositamente preparate due crine di Bastoncelli, ed erano momenti di grande allegria, anche perchè tra le file dei musicanti non mancava mai il Dodi che si ritrovava sempre il trombone intasato di vino e bastoncelli che lui provvedeva scrupolosamente che non andassero sprecati."

E la Sagra

Infine l'organizzazione della Festa paesana ufficializzò la paternità dei Bastoncelli casarecci con l'istituzione della sagra a partire dal 1976, e che fino al 1980 duro' di produrli a fuoco, finchè i tempi moderni e l'allargarsi della popolarità della Festa casanuovese, imposero di darsi una mossa con l'ammodernamento dell'impianto di produzione ad energia elettrica. Era l'Angiola Zavagli di Chiusuri (la moglie del mitico Pipa) la top manager dei bastoncelli di quell'epoca : quella che custodiva i segreti del mestiere delle dosi dell'impasto, degli ingredienti e quant'altro. Con la morte dell'Angiola qualcuno ne raccolse l'eredità del segreto per la cui attuazione fu poi tralasciata la macchina artigianale per far posto ad una moderna per la produzione su scala piu' vasta. Era il 1986. Oggi, nella patria dei bastoncelli casarecci  è già un pezzo che hanno smesso di giocare a nocino per la festa di Settembre, che per molti anni durò lo spazio della 2° Domenica. Oggi c'è un Comitato permanente di livello industriale che pensa tutto l'anno a quella festa che, dalla scarna Domenica di un tempo, è arrivata a durare 10 giorni come a Brooklyn, con manifestazioni di ogni genere : sport, musica, cabaret, danze con cinque complessi diversi e moderni di Rock e Liscio. Oltre a questo, anche cene no stop con stupende grigliate, allo stand oceanico attiguo alle cucine, dove i vini e il vinsanto di questa terra unica la fanno da Re. Ma soprattutto con migliaia e migliaia di sacchetti di cellophane con i mitici Bastoncelli dentro che, chissà perchè, ogni anno non bastano mai.

 
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