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Lettera da Casanuova [...ricordi passati...]

Se mai avessi la ventura di tornare a Casanuova ,dopo tutti questi anni di lontananza, non esiteresti certamente a riconoscere la tua borgata, da cui partisti quel giorno lontano, ma soprattuttonon potresti fare a meno di meravigliarti per tutto ciò che di nuovo si è aggiunto, senza togliere nè spazio, neè sapore a quanto tu ci lasciasti.
E non intendo riferirmi esclusivamente alle case, cosi' vistosamente secolari con le loro linee primordiali, come quelle dei disegni dei bambini, con le loro pietre ruvide ed immutate nel tempo che le ha solo un po' annerite senza scalfirle.
O alla Chiesa o alla Canonica che raccontano di monaci e di antiche comunità attraverso il silenzio dei loro suggestivi annessi.
Ma anche e soprattutto a quello che è ancora oggi il paesello adagiato su dolci ondulazioni alluvionali, dalle quali di tanto in tanto, la profana avidità delle ruspe esuma resti di giganti pliocenici; con la sua gente laboriosa ed ospitale, ricca dell'autentica bontà di un tempo, schietta ed informale.
E unita.Sorprendentemente unita.
Dovresti vederli, nei momenti difficili e, nelle circostanze in cui cè bisogno di tutti, questi tuoi attuali compaesani: non cè nulla che divida lo sforzo delle loro braccia,che condizioni minimamente la loro meravigliosa disponibilità.
Neanche la Politica, che pure esercita - di solitotorbidi poteri...
Vedessi comè cresciuta la tua veccchia borgata giu' verso Ovest, con la su serie di villette linde ed eleganti, odorose di rose e di salvia e ridenti di giuggioli e melograni in fiore....
E come la gente che viene da fuori scopra poco a poco, ma in modo sempre piu completo e senza alterarne la quiete, quest'angolo di campagna che è ora in grado di porgere momenti di autentico riposo e di ristoro ad intere famiglie, a comitive di amici, in cerca di evasione dal rumore dei grandi centri urbani, un po' come quando tornavi dai campi, nell'afa del mezzodi' e ti sedevi un momento all'ombra amica del moro...
Oggi al posto del canneto cè un campo da tennis, al posto della concimaia cè un prato verde che è la gioia dei ragazzi;e dove era la pozza nella quale tenevi in bagno i vinchi e le zanzare,ora cè uno stand con una griglia.
E alla sera - in qualsiasi sera dell'anno - puoi d'improvviso sentir passare nell'aria una canto di Natale che sembra una favola vera ed interminabile: tu crederai di aver capito male, ma solo fino a quando non ti avranno spiegato là, in un seminterrato della Canonica cè un presepe animato permanente e che quelle musiche vibrano a beneficio dei suoi visitatori che vengono a vederlo in qualsiasi epoca dell'anno.
Ti accorgerai allora che qui, adifferenza di quanto hai dovuto constatare nel piu' grande mondo che hai visto, certi valori non sono passati di moda e , magari a tua insaputa,scopri che questo non ti dispiace affatto....
E non vorresti piu' ripartire, anche perchè nell'uscire dalla Grotta del Presepe hai scoperto lungo le pareti di un rustico corridoio,senza pretesa alcuna,tutta una serie di attrezzi che la gente rimasta ha raccolto e portato alla canonica: vecchie ruote di carro, e il giogodei buoi e i pendagli rossi coi quali ornavi i vitelli, quelli veri di un tempo.
E una miriade di attrezzi che oggi nessuno usa piu', ma che qui - al tuo vecchio paesello, qualcuno si è preso la briga di raccogliere e conservare per impedire che andassero perduti, anche in ossequio a quanto ha imparato dai piu' vecchi, che non cè nulla che meriti di essere buttato via
Oltre che per provare, ogni tanto un po' di quella sana nostalgia che aiuta a vivere e che ora, appunto, ti assale e ti dà la misura di quali grande cose hai perduto...
Finchè esci all'aperto: due passi in direzione della montagna , e sei tra le vigne e i frutteti sui quali, in questa notte chiara di stelle, brillano immote le Plediadi, come la sera che te andasti....

 

 





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